I profughi fiamminghi, Emilio Praga

PDF: I profughi fiamminghi, Emilio Praga
Emilio Praga
I profughi fiamminghi
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QUESTO E-BOOK:
TITOLO: I profughi fiamminghi
AUTORE: Praga, Emilio
TRADUTTORE:
CURATORE:
NOTE: Il testo è stato fornito dalla Biblioteca Comunale Centrale di Milano
Sormani, che ringraziamo, attraverso il suo sito www.digitami.it in cui è
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DIRITTI D’AUTORE: no
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TRATTO DA: I profughi fiamminghi : melodramma in tre atti / poesia di Emilio
Praga ; muisica di Franco Faccio.
Da rappresentarsi nel Regio Teatro alla Scala l’autunno 1863.
Regio Stabilimento musicale Tito di Gio. Ricordi;
Milano, 1863
CODICE ISBN: informazione non disponibile
1a EDIZIONE ELETTRONICA DEL: 11 luglio 2004
INDICE DI AFFIDABILITA': 1
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1: affidabilità media
2: affidabilità buona
3: affidabilità ottima
ALLA EDIZIONE ELETTRONICA HANNO CONTRIBUITO:
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REVISIONE:
Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it
Dario Zanotti, dario.zanotti@icn.siemens.it
PUBBLICATO DA:
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2I PROFUGHI FIAMMINGHI
Melodramma in tre atti
POESIA DI
EMILIO PRAGA
MUSICA DI
FRANCO FACCIO
DA RAPPRESENTARSI
NEL REGIO TEATRO ALLA SCALA
L’AUTUNNO 1863
MILANO
Regio Stabilimento Musicale
TITO DI GIO. RICORDI
3Il presente libretto è di esclusiva proprietà dell’editore Ricordi, il quale intende fruire dei diritti
accordati dalle vigenti Leggi e dai Trattati internazionali sulle proprietà artistico-letterarie.
4PERSONAGGI
ATTORI
Fiamminghi
Il Conte di BERGH sig.
COTOGNI ANTONIO
ILDA sig. a PALMIERI MARIA
MARGHERITA » CORANI ELENA
MARTA » REPETTO ELISA
Il Cavaliere di NUA
sig. ALESSANDRINI LUIGI
VELASCO sig. CAPPONI GIOVANNI
RUGGERO » PRUDENZA ANTONIO
DIEGO » REDAELLI GIACOMO
Spagnuoli
Dame, Congiurati e Popolo di Anversa, Ancelle di Margherita, Soldati e Cortigiani Spagnuoli.
La scena si svolge in Anversa, sullo scorcio del secolo decimosesto.
(Da un vecchio dramma Italiano)
5Maestri Concertatori a vicenda
sig. cav. Mazzucato Alberto e sig. Pollini Francesco.
Maestro sostituto, sig. Sandi Francesco.
Primo Violino e Direttore d’Orchestra, sig. Cavallini Eugenio.
Altro Primo Violino in sostituz. al sig. Cavallini, sig. Corbellini Vincenzo.
Sostituto ai suddetti, sig. Rampazzini Giovanni.
Primo dei secondi Violini per l’Opera, sig. Riva Felice.
Primo Violino per i Balli, sig. Melchiori A. – Sostituto, sig Valsecchi A.
Primo Violino dei secondi per il Ballo, sig. Ressi Michele.
Prime Viole a vicenda
per l’Opera, signori Tassistro P. e Fiorati P. – pel Ballo, sig. Mantovani G.
Primi Violoncelli a vicenda, per l’Opera o ballo
signori Truffi Isidoro e Quarenghi Guglielmo.
Primo Contrabasso al Cembalo, sig. Negri Luigi.
Sostituti al medesimo, signori Manzoni Giuseppe e Moja Alessandro.
Primo Contrabasso del Ballo, sig. Motelli Nestore.
Primi Flauti
per l’Opera, sig. Pizzi Francesco – pel Ballo sig. Zamperoni Antonio.
Primi Oboe
per l’Opera, sig. Confalonieri Cesare – pel Ballo, sig. N. N.
Primi Clarinetti
per l’Opera, sig. Bassi Luigi – pel Ballo sig. Varisco Francesco.
Primi Fagotti
per l’Opera sig. Torriani Antonio – pel Ballo, sig. Borghetti G.
Primi Corni
per l’Opera, sig. Rossari Gustavo, pel Ballo, sig. Caremoli A.
Prime Trombe
per l’Opera, sig. Abbiati Gio. – pel Ballo, sig. Freschi Cornelio.
Primo Trombone, sig. Cottino Cesare. – Bombardone, sig. Castelli A.
Arpa, sig. Bovio Angelo.
Timpani, sig. Garegnani G. – Gran Cassa, sig. Rossi Gaetano.
Organo e Fisarmonica, sig. Zarini.
Maestro e Direttore dei Cori, sig. Zarini Em. – Sostituto, sig. Portaluppi P.
Poeta, sig. F. M. Piave. – Rammentatore, sig. Tirinanzi Giovanni.
Buttafuori, sig. Bassi Luigi.
Scenografia: Pittore e Direttore, sig. Peroni Filippo.
Altro Pittore e Direttore in sostituzione al sig. Peroni, Ferrario C.,
professore aggiunto della scuola di prospettiva.
Artisti collaboratori, esposti per ordine di anzianità
signori Cavallotti Domenico, Luzzi Antonio, Aschieri Guglielmo,
Tencalla Giuseppe, Lovati Francesco, Steffanini Ippolito, Crosti Angiolo,
Frigerio Aristide, Fanfani Alfonso, Comolli Ambrogio,
Sala Luigi, Bestetti Carlo, Belloni Giuseppe.
Appaltatore del Macchinismo, sig. Abbiati Antonio.
Fornitore dei Pianoforti, sig. Erba Luigi.
Vestiarista proprietario, sig. Zamperoni Luigi.
Proprietario degli Attrezzi, sig. Croce Gaetano.
Appaltatore dell’Illuminazione, sig. Gianna Giuseppe.
Fiorista e Piumista, sig. a Sirtori Elisa. – Parrucchiere sig. Venegoni E.
6ATTO PRIMO
SCENA PRIMA.
Sotterraneo di una antíca chiesa abbandonata; lunga scala in rovina che mette alla porta –
da una parte un piccolo uscio che conduce a un vestibolo abitato da Marta. – Qualche
immagine sbiadita e lampade qua e là sulle pareti. – Da un’ampia fessura della vôlta
appare una striscia di cielo.
Il Cav. di Nua fra uno stuolo di Armati.
CORO
Pei taciti boschi che il volgo paventa
La schiera dei forti qui giunge al convegno.
Chi siete?
VOCI dall’alto
Fratelli! –
I PRIMI
D’Anversa? –
GLI ALTRI
(scendendo)
I PRIMI
GLI ALTRI
I PRIMI
TUTTI
Redenta! –
Salute!
Ed il Conte?
Verrà; ne diè pegno! –
La luna si cinge di nubi veliere,
Il vento rimugge dal nordico mar:
Son cieche, son sorde le scolte straniere,
Possiam della paria securi parlar!
E sordi noi pure saremo al timore,
E cieca la fede dei forti sarà;
Copriam di mistero l’inulto furore,
Più orrendo ai tiranni l’eccidio farà!
SCENA II.
7Il Conte di Bergh, Marta e detti.
NUA
CORO
È desso!
Il Conte!
BER. (a Marta)
O donna,
Strega il volgo ti chiama, e lo Spagnuolo
Per questo nome solo
Alza in nome di Dio roghi e capestri:
Temi i domenicani,
Donna, e cangia mestier. – Cauta alla porta
Bada frattanto. –
(le dà una borsa)
Amici!
CORO
Nobil Conte,
Ecco i tuoi fidi!
BER.
Io vagheggiai l’istante
Del mio ritorno alla città nativa,
Come all’amplesso di una sposa! Amici,
E figlia, e immenso della patria amore
M’erano sprone alle congiure – È giunto,
È giunto alfine il dì della vendetta! –
D’Orangia il Sir fu assunto
Dei fuorusciti al comando, e non lungi
D’Anversa il dì della rivolta aspetta.
CORO
Se attende per muovere
Le nobili schiere
Che in sangue si tingano
Le nostre bandiere,
Che l’onda precipiti
Dal nostro canale,
Che Anversa incendiandosi
Si faccia segnale -…
O Conte, a redimere
La sua libertà
8Qui tutto sacrifica
L’altera città!
BER.
Oh Anversa!… alza la fronte e fuggiranno!
No, la patria, la patria, o maledetti,
Non nacque ai ceppi, e dei frati l’impero
Qui non alligna! – Abbiam ceneri care,
E spose, e figli, o barbari, noi pure
Cui le tombe e le culle e i dolci altari
All’ombra santa dei nostri vessilli
Posar giurammo – e manterremo il giuro! –
Le antiche guerre delle Fiandre molti
Orfani han fatto, ed io tra voi ne veggo:
Veggo mariti cui le donne amate
Contano a sera col rossor sul viso
Del soldato stranier l’empie lusinghe;
E veggo padri, e padre è anch’esso il mesto
Conte di Bergh che qui vi parla… padre
Che abbandonò l’unica figlia, lunge
Contro i nemici congiurando… – Ah trema…
Trema scettrato ladrone di Spagna!
Questa rabbia è fatal, cupa, tremenda
Come il fragor dei nostri mari!..
NUA
Amico, Sai tu che di novelle onte foriera
Ogni aurora che spunta è per gli schiavi?
BER.
Questo è sprone di Dio!
NUA
Tra pochi giorni
Uno spagnuolo (io fremo a dirlo!) innanzi
All’are sposa una fiamminga…
BER.
Oh infamia!…
Chi è costei?.. chi è costei ?… forse… – o crudele
Dubbio dal cor mi fuggi… – il nome, il nome
Voi mi celate?… – se mia figlia fosse
Io di sdegno morrei…
9NUA
CORO
Non è tua figlia.
Signor, che temi? – non è tua figlia
Colei che l’empie nozze giurò:
Ilda è una buona che ti somiglia,
Da te dei barbari l’odio imparò.
BER.
Ebben, quell’ara ignobile
Campo per noi sarà;
Quando le nozze compiansi,
Prima che il ciel ne frema,
Della battaglia estrema
Il sangue scorrerà!
CORO
Ebben, quell’ara ignobile
Campo per noi sarà;
Quando le nozze compiansi
Prima che il ciel ne frema
Della battaglia estrema
Il sangue scorrerà!
TUTTI
Il Ciel delle Fiandre, masnade spagnuole,
Congiura, e vi grida – lo strazio finì!
Di Murcia e d’Asturia tornatene al sole,
D’atroci vendette qui spuntano i dì!
(alcuni congiurati si sono accostati alla porta – rumoreggia il tuono)
Sparita è la luna – là in fondo lampeggia,
Amici, già albeggia – lasciarci dobbiam…
Là verso la diga – il tuon rumoreggia,
Ma il cielo biancheggia – sommessi partiam.
(la scena a poco a poco si sgombra)
SCENA III.
Marta scende dalla porta superiore che si rinchiude; indi Ilda.
10MAR.
Ecco un altro uccellino
Che nella rete cade – ecco la rete,
Innocente apparecchio,
Che mi guadagna il pane,
(traendo un libro nero da una nicchia)
Vieni, fanciulla, è la mia casa…
ILDA
Orrendi
Sono i campi qui intorno, e una feroce
Canzone uscia da queste mura…
MAR.
È il coro
Degli spirti che a me svelan gli arcani.
Non tremare… or siam sole…
ILDA
Ecco dell’oro,
Ma ti affretta…
MAR.
E tu svela il tuo dolore,
Bella fanciulla…
ILDA
Amor, te’l dissi, amore
Tutta mi strugge; il giovinetto mio
Tornar giurommi e non ritorna!… ahi lassa,
Lo giurava… io l’aspetto, e il tempo passa!
Del mio diletto errante
Deh mi racconta il fato…
Dimmi se bello e amante
Ritornerammi allato;
O s’è avvizzito il fiore
Ch’ io gli educai nel core,
Se ad altra ne fè dono
Se tutta mi obliò!…
E allora il suo perdono
Ad implorar morrò! –
MAR.
Giovinetta, or guata e aspetta;
Qui la sorte a me si detta.
ILDA
(per entrare nel vestibolo)
Ma… quest’arte è maledetta.
11Donna… no… non vo’… t’affretta…
(s’odono replicati colpi alla porta)
MAR.
Chi bussò?
ILDA
Chi è là?…
MAR.
ILDA
La scolta!
Sfondan l’uscio…
MAR.
Orsù…fuggiamo!
SCENA IV.
Diego, Soldati Spagnuoli e dette.
SOL.
No – Prigioni…
ILDA
DIE.
O Dio, m’ascolta!
Dio lo vuol!
MAR.
DIE.
SOL.
(Sul rogo siamo.)
Or frugate…
(a’ suoi)
Il malefizio
Qui il demonio finirà,
E dinanzi il santo Uffizio,
L’unghie invano arroterà!
ILDA (con tutta
l’effusione del
dolore)
O mio Ruggero, immemore
Perchè lontan ti aggiri?
Così per noi finiscono
Le lagrime, i sospiri…
Vieni, è fallito il premio
Che mi giurasti allora;
Vieni, che t’amo ancora
Morendo io ti dirò!
MAR.
Ahi, vecchierella misera
Così morir dovrò!
SOL.
O streghe, il vostro demone
A noi vi abbandonò!
12(Partono, strascinando con loro le donne)
SCENA V.
Sala dei Capitani Spagnuoli, Duci e Soldati Spagnuoli, Velasco, Ruggero e Diego.
VEL.
Son giunte a noi
Dei fuorusciti congiuranti ai danni
Di Spagna nuove certe;
S’è fatto Orangia alla ciurmaglia capo,
E dal confin ci guata!
Baldanza sconsigliata
Di avventurier venduto…
CORO
La punirem!
VEL.
Ora, gentil Ruggero,
Parliam di nozze…
RUG.
O padre!
VEL.
In breve il giorno
Ne fisseremo.
RUG.
Ed io la mia fortuna
Benedirò, padre, col tuo crin bianco!
DIE. (innoltrandosi) E della strega, o mio signor, qual vostro
Comando?
VEL.
A me sia tratta.
SCENA VI.
Marta e detti.
VEL.
O fattucchiera,
A udir menzogne io non son uso – il vero
Parlami dunque – dell’inferno amica
Dimmi che patti col demon stringesti.
13MAR.
Il vero io vi dirò, signor soldato;
Io mai non ho parlato,
No, cogli angeli mai, nè col demonio…
VEL.
Tu fosti côlta ammaliando…
MAR.
Io sono
Una mendica, povera vecchietta,
E vo’, per fame, i creduli ingannando;
Predico sposi alle fanciulle, a tutti
Io prometto fortuna, e mai, ve ‘l giuro,
Mai non seppi di cabale parola!
VEL.
Ma di scaltrita scuola,
Perfida, sono le tue scuse – A noi
Si tragga or l’altra che con lei fu presa.
SCENA VII.
Ilda e detti.
DIE.
Eccola.
ILDA
(O ciel!)
VEL.
RUG.
(vedendo Ruggero)
T’appressa.
(Ahimè!)
ILDA
(Ruggero!)
RUG.
VEL.
RUG.
(È dessa).
Che fu?
(a Ruggero)
Non so – l’amore
Sai, fa pietoso il core…
Pensavo… così giovane
E triste…
VEL.
CORO
ILDA
È vero!
È ver!
(È desso!… – oh ciel!… la pallida
Faccia del mio Rugger!)
14RUG.
(L’amante giovinetta
Che rïamar non seppi,
La povera rejetta
Riveggo adesso, e in ceppi!
Al tenebroso patto
Chi l’infelice ha tratto?
O Dio! perchè di brividi
Ho freddo il cor così?)
ILDA
(È desso, è desso il fervido
Mio bruno Andalusino,
Ecco lo sguardo languido
Che avvolse il mio destino,
Ecco,… e mi bacia il core
Come del primo amore,
Come dei primi gaudi
Nel benedetto dì!)
VEL.
Fiamminga giovinetta
Non vidi mai più bella,
E il ciel l’ha maledetta,
E di Satano è ancella!
Come in un fior vezzoso
Velen di morte ascoso,
Sotto le spoglie d’angelo
Una rejetta è qui!
MAR.
Costei sì bella e bianca
Non la trarranno a morte;
Per me vecchietta stanca
Segnata è già la sorte!
Di povere canute
Chi pensa alla salute?
Cenci d’amor per gli uomini
Così finiamo i di!
DIE.,CORO
O piazze di Granata
15Contrade di Sevilla
Questa non v’è serbata
Spoglia di una sibilla;
Ma a voi, benchè lontani,
Offriamo, o santi ispani,
Il rogo della vecchia
Che al vostro amor fallì!
VEL.
Di questa vecchia lurida
Nell’arti proibite
Come cadesti, o povera
Fanciulla?
ILDA
Ebben, m’udite!
Poc’anzi ancora in placido
Asil vivea felice;
Venne, parlommi un perfido
(guardando Ruggero)
Che qui nomar non lice:
Giurò d’amarmi e credula
Il cor gli abbandonai;
Io fido ho il cor… dimentico
Non fu… non sarà mai! –
Egli partì!… lasciavami
Innamorata e mesta;
Chi consolar potevami,
Chi nella mia foresta?
Inaridîr le lagrime,
Si fè di gelo il cor…
Alla veggente vecchia
Trassi, sperando, allor!
RUG.
(Oh sconsigliata!)
VEL.
Misera,
Che festi!
RUG.
(Io piango adesso!)
16CORO
Perdóno all’empie cabale
Non fia da noi concesso!
VEL.
Ma fu costei che a Satana
Vendea sì vago fior!
VEL., DIEGO e CORO
Strega infame! il tuo peccato
Santi frati han condannato,
Ma più vil del tuo delitto
Mai l’Uffizio non ha scritto!
Questa bella, o maledetta,
Grida in ciel la sua vendetta,
E degli angeli la schiera
Già tremenda la cantò!
ILDA
(Oh potessi un sol momento
Riparlar col mio diletto,
E narrargli il mio tormento
E ridirgli il lungo affetto!…
E, se piange l’abbandono
Dargli un bacio e il mio perdono!
Dalle fiamme al paradiso
Volerei beata ancor!)
RUG.
(Quella faccia desolata
Che terror mi stampa in core!
Ah, quel dì ch’io l’ho scontrata
Fu castigo del Signore!
Più non l’amo, eppur vorrei
Veder libera costei…
Questo amor che ho calpestato
M’avvelena il nuovo amor!)
MAR.
(Perchè mai del fuso antico
La mercede ho disprezzata!
Nel mio vicolo mendico
Sarei morta intemerata!
17
(additando Marta)Ora… un rogo è il cimitero,
La bestemmia è il drappo nero
Che prepara all’infelice
Questo barbaro furor!)
VEL., DIEGO e CORO
Strega infame! il tuo peccato
Santi frati han condannato,
Ma più vil del tuo delitto
Mai l’Uffizio non ha scritto!
Questa bella, o maledetta
Grida in ciel la sua vendetta,
E degli angeli la schiera
Già tremenda la cantò!
(Le donne vengono strascinate alle prigioni. – Cala la tela)
18ATTO SECONDO
SCENA PRIMA.
Giardino nella casa di Margherita.
Margherita e Ancelle aggruppate per le ajuole; indi Ruggero.
CORO DELLE ANCELLE.
Margherita, i bianchi fiori
Che si nomano da te,
Tra le rose e i sicomori
Oggi in copia il Sol ci diè:
Noi sfogliammo i fiorellini,
Margherita, e han detto il ver:
– L’ama – han detto gli indovini,
– Molto – molto – il suo Rugger!
(entra Rug.)
MAR. (movendogli Vieni, e rispondi alle fanciulle e ai fiori:
incontro)
Ruggero, è ver che m’ami, e m’ami assai?
RUG.
Guardami in volto…
MAR.
(baciandola in fronte)
È vero… ei parla…
RUG.
MAR.
RUG.
E dice?
Che mi adori!
E null’altro? e non vi leggi
Una gioia celeste? il padre, il padre
L’assenso ha dato, e all’alba, o Margherita,
Udran l’are il tuo sì…
MAR.
Quale da labbro
Di sposa non uscì mai più beato!
19Ma dimmi… il rogo?
RUG.
Accanto al gioir nostro
Non strideran le fiamme… – Tutto è pronto
Alla fuga d’entrambe:
Nelle prigioni adesso
A liberarle correr deggio io stesso.
MAR.
O ben mio, nessun più dica
Ch’ io vo sposa a uno stranier,
Nè il fiammingo maledica
All’amica – di Rugger!
Fra i tuoi fidi e i miei fratelli
Canti pace il nostro amor,
E i due nomi amor cancelli
Di ribelli, – e d’oppressor!
RUG.
O mia fanciulla, perchè non ti vidi
Appena vidi il tuo cielo, il tuo mare?
MAR.
Ma tu, rispondi, perchè non sorridi?
Qual triste nube ti venne a turbare?
RUG. Pensavo ai giorni di gioia perduti…
MAR. Oh molti ancora ne serba il Signor!
RUG. O mia fanciulla, o mia sposa, o amor mio,
Ella è pur lenta a spuntar quest’aurora!
MAR.
Forse, commossa del nostro desio,
Più dell’usato oggi s’orna e s’infiora!
RUG. Bell’alba spunta, serena, pietosa…
MAR. Spunta bell’alba, foriera d’amor!
SCENA II.
Margherita e Ancelle.
CORO DI ANCELLE
Vedi? i vaghi fiorellini
20
(Rug. parte)Non susurrano che il ver!
– L’ama – han detto i fiorellini
– Molto – molto il suo Rugger!
MAR.
Vo’ che dimentichi
La Spagna, il brando
Queste mie treccie
Accarezzando:
E patria, e gloria
Gli sia la sposa
E i dì gli volino
Color di rosa!
ANCELLE
Le stelle sfumano,
Spunta l’albore
Giorno di gaudio,
Giorno d’amore!
L’ara preparano,
Trema la sposa
Oh i dì le volino
Color di rosa!
SCENA III.
Prigione.
Ilda giacente sul terreno, appoggiato il capo ad un rozzo sgabello.
ILDA
Che silenzio… che tenebre!… la strega
Non piange più! le sue lunghe querele
Il mio dolor cullavano; sul rogo
Ella è già forse… – Ed io fra poco… or vieni
Immagin santa del mio genitore:
21Esser sola tu dêi l’ultimo amore!
SCENA IV.
Ruggero e Detta.
ILDA
RUG.
ILDA
RUG.
Egli!
Ilda…
(avanzandosi titubante)
Rugger!
Vieni, infelice…
Schiuso è un varco alla tua fuga…
ILDA
Infelice
Perchè chiamarmi se fuggir possiamo?… (movendogli incontro)
RUG.
Ilda, se un dì m’amasti,
Ilda, se m’ ami ancora,
Sola fuggir ti basti,
E il mio destino ignora!
Oblía, fanciulla, oblía
Chi di pietà si strugge…
Fuggi… già il rogo innalzano…
La plebe attende e mugge…
Fuggi… non sai che orribile
È il mio rimorso già?
ILDA
Oggi pietà ti ispiro,
Altro era un dì l’affetto!…
L’ultimo tuo sospiro
Io l’ho raccolto in petto
Era un sospir d’amore,
Una promessa, un pegno
Va! se non altro in core
Hai che pietade, o indegno;
Ma parla ancor, ma salvami
22Se è amor la tua pietà!
RUG.
Sciagurata… è questa l’ora.
Vuoi ch’io preghi al suol prostrato?
ILDA
Oh, quel dì rammento ancora
Che ti vidi inginocchiato!…
Ora un solo, un sol sorriso
Dio! non vidi sul tuo viso!
RUG.
ILDA
Fuggi…
(mov. a passi concitati dalla porta alla fanciulla)
Ascolta! – Hanno i morenti
Sguardo acuto, e nel tuo cor
(afferrandogli la mano)
Questo sguardo che paventi,
Vile! ha letto un altro amor!
RUG. Pensa al padre, o giovinetta…
ILDA Di’ che folle è il mio terror!
RUG.
(supplichevole)
Pensa all’onta che t’aspetta,
Al suo pianto, al mio terror!
(aggirandosi per la scena, disperato)
O spenta od ingannata… è il suo destino!
Spergiuro od assassino…
Ecco il mio.. mi perdoni ora l’Eterno!
(Prende la mano di Ilda e baciandola la strascina verso la porta
segreta)
Ilda! domani io ti raggiungo… insieme
Fuggirem questa terra… a quella croce
Sul lido ove a pregar ci soffermammo
L’ultima volta aspettami… domani
Ti dirò tutto, or fuggi, fuggi, fuggi!
ILDA (in un
trasporto di gioia)
RUG.
Molto or dicesti… oh grazie!
(S’abbandona al collo di Ruggero che riesca a condurla
all’uscita. Ilda vi si slancia)
Al mare, al mare!
(la segue alcun tempo cogli occhi, e poi parte dal fondo)
23SCENA V.
La piazza principale di Anversa. Da un lato un’altissima croce di legno, sopra un’ampia
base di sasso. In fondo la cattedrale. – È l’alba.
Una pattuglia di Soldati Spagnuoli attraversa lentamente la scena.
CORO
Chi va là, chi va là… – Picche di Spagna! –
Tra aguglie e comignoli
Le picche non vanno:
È là che gli eretici
Convegno si danno;
Là streghe e fanatici
Ghignando, trescando,
Le fila rigirano
Del patto esecrando.
E correr vedendoci
La piazza deserta
Dei forti si beffano
Che gridano – all’erta!
Oremus, e cauti
Palpiam le pareti,
E lenti inoltrandoci
Baciam gli amuleti.
(la scena resta deserta)
SCENA VI.
Ilda fuggitiva si arresta estenuata.
ILDA
Ecco una croce… tutto intorno è pace
Lontana è l’altra… e qui pregar vogl’io.
Più tardi al lido troverò con lui
Perdono e amore…
(si accoscia presso la croce)
24SCENA VII.
Il corteggio nuziale che muove alla chiesa. Soldati e Cortigiani, Cavalieri e Dame della
casa di Velasco e del seguito di Margherita. Durante lo svolgersi di questa scena una
moltitudine d’uomini celati in bruni mantelli circonda e ingombra a poco a poco la piazza.
Il Conte di Bergh è fra quelli.
CORO DI SOLDATI
L’anello è d’oro, d’acciaio è il brando,
Ma pur si baciano di quando in quando:
Oh come è tenero l’inno guerriero
Se un vel di sposa sfiora il cimiero!
Voi lo sapete, chiese spagnuole,
Use a congiungere gloria ed amor!
Avaro invano, nordico sole,
Quel della patria ci scalda ancor!
CORO DI DONNE
Perchè non dirlo? speranze care
Se ornato a nozze ci dà l’altare.
Di che le vergini parlan fra loro
Se non bisbigliano d’anelli d’oro?
– Sposa, imitarti tutte vogliamo,
Ma non speriamo sposo miglior!
Ecco le rime che ti cantiamo
Le ha fatte un bardo divinator!
RUG.
Dame, soldati, ancelle e cavalieri
Io vi rendo mercè!
ILDA
(Che intendo!)
MAR.
Amici
Del mio Ruggero, e voi dolci compagne,
L’onore e i fior della mia festa siete!
ILDA
CORO
Ah!
(avanzandosi improvvisamente)
Che avvenne!
25RUG.
VEL.
(Oh terrore!)
Costei!…
RUG.
(Tutto fu invan!)
ILDA
Questa la croce
Del convegno non è, ma Dio la pose
Sul mio cammino… colle croci sante
Non si tradisce!… m’inviasti a quella
Che è là sbattuta dai venti del mare
Sperando ch’io vi sarei morta – Iddio
No ‘l volle, e questa m’additò, spergiuro!
Fu il mio castigo… e il tuo… t’aspetta! or vanne,
Vanne… e al beato altar guida costei!
MAR. (osservando, Rugger!… Velasco!… Costei è la figlia
pallida e concitata, Del signore di Bergh!
la faccia di Ilda)
TUTTI
Ella! –
BER. (dal fondo)
(Che veggo!…
Ilda in Anversa!…)
VEL.
Al rogo
Cui tentava fuggir l’empia traete!
BER. Al rogo?… al rogo?… la mia figlia al rogo?
ILDA Ah padre!
I FIAMMINGHI
(O Ciel!)
VEL.
SPA.
VEL.
Suo padre!
Costui!
Le tue lasciasti
(ironicamente al Conte)
Truppe mendiche e ladre,
Conte, in mal punto… – Or basti! –
Il mio paterno affetto
Mi chiama a un dolce altare;
Tu di catene stretto
Qui stammi ad aspettare!
ILDA
Ahi! l’Ilda tua ti ha tratto
Nelle catene!
26BER.
Al rogo
E chi te spinse? – estinto
Poss’io cader! – tu sei
Quella de’ filtri rei
Che fu con Marta côlta –
Tu,… tu una strega, o figlia? –
ILDA
Una infelice, o padre,
Dal Cavalier Ruggero
Abbandonata!
MAR.
ILDA
(Oh ciel!)
Ed io di tanto amore
L’amai!
BER.
Figlia crudel!
Sulla fronte di tuo padre
Hai stampato il vitupero,
Hai sorriso allo straniero,
Ti se’ data a un vil scherano;
Nè pensasti al vecchio mai
Che giungesse a maledir?…
(Quasi acciecato dall’ira alza la mano in atto di maledirla: Ilda cade
al suoi piedi – e vinto dalla tenerezza paterna il Conte le posa quella
mano sul crine e poi stringe fra le sue braccia la figlia)
Ilda!… ah troppo è questa mano
Usa teco a benedir!
ILDA
Posò lieve sul mio capo…
Questo è il bacio del perdono…
Padre, padre, oh santo, oh buono!
Tu mi schiudi il paradiso…
Stolta! e un altro io ne sognava
E tramava di fuggir!…
Sul tuo sen m’ascondi il viso,
Sul tuo seno io vo’ morir!
RUG.
Di lasciarla alla sua sorte
Ben m’urlava il mio demone!
27Vituperio e dannazione!
Già era mia la bella donna,
E alla soglia dell’altare
Veggo l’angelo svanir!…
Dio m’aiuti e la Madonna,
– Ch’io non giunga a maledir!
MAR.
Oh dolore! il mio diletto
Da costei segnato a dito
Come un morto ha impallidito!
– Perchè tacque il bel concento?
E la folla che mi guarda
Veggo tutta impietosir?
Ahi! l’infame un solo accento
Più non seppe profferir!
VEL.
Genitor di questa pazza
(alteramente)
Su, confondi il suo delir,
Ed eccheggi sulla piazza
Il paterno maledir!
FIAM.
(Perchè lascia il Conte ancora
Questo perfido insanir?
Fuori il brando alla buon’ora
E lo faccia ammutolir!)
SPA.
Su, genia di protestanti,
Egli è tempo di partir:
Siam venuti a giostre e canti,
Non a lagrime e a sospir!
DONNE FIAM.
Ilda, vittima innocente,
Vendicato è il tuo martir:
Lascia il vile alla sua gente,
Vieni a piangere e a morir!
BER.
Maledirò! – ma non la figlia mia
Nè col labbro soltanto
(sdegnosamente a Velasco)
Maledirò, padre del pio Ruggero!
28Olà! spade fiamminghe!! –
(ai suoi snudando la spada. – Tutti i Fiamminghi serrati intorno al
corteggio lo imitano)
VEL.
Traditori
Che tentate?… Spagnuoli…
BER.
Entrambi abbiamo
Oscena macchia a tôr dalla paterna
Fronte, e un lavacro io preparai di sangue!
VEL.
Traditori!…
(volge un rapido sguardo alla piazza, e, vistala
ingombra di armati corregge la frase)
Fiamminghi!… i brandi a terra
In nome di Filippo!…
BER.
Un altro nome
Più potente del suo qui i petti infiamma!
– Smetti l’orgoglio fra le mandre appreso,
Chiama i tuoi sgherri, dà fiato alle trombe,
Ti sta davanti un popolo redento! –
Non eterne le umane possanze,
Non eterni i castighi di Dio!
Ei dal volto del popolo mio
Il suggello d’infamia strappò!
E stemprato in veleno di morte,
Sulla punta dei nostri pugnali
Scrisse il peso degli odj fatali
Onde in ciel la bilancia balzò!
VEL., DIEGO, SPAGNUOLI
Scellerato! la maschera cade,
E lo scisma ti appar sulla faccia;
Il tuo grido è d’inferno minaccia,
Il tuo ferro il demon l’appuntò!
Su, cattolici acciar di Toledo
Rintuzzate le balde parole:
Fra rovine di codici e stole
L’empio volgo il suo corso segnò!
29BER., NUA, FIAMMINGHI
Via! maestri di roghi e di croci,
Via dai solchi che i padri ci han dati!
Via! scherani di orribili frati
Cui l’altare alla reggia guidò!
Per le tombe dei poveri morti,
Per le culle dei nostri bambini,
Per le spose, o superbi assassini,
Tutta Anversa la pugna giurò!
RUG.
Sì, la pugna, la pugna gioconda
Dove un can rinnegato mi scanni,
Poichè all’onta serbati eran gli anni
Che felici il mio sogno creò!
Margherita… bel giorno di nozze…
Ove sei? più Ruggero io non sono!…
Vani accenti pietade e perdono…
Su, Fiamminghi! più spada non ho!
ILDA
O Signor! che terribili sguardi,
Quanti ferri, che orrende minaccie!
E in due campi due pallide faccie
Che nel cuore spartirmi non so!
O Signor! qual segnasti alla morte?
Qual vedrai nel tuo cielo stasera?
Ah, mi spira la santa preghiera,
O dannata in eterno sarò!
MAR.
Ho la candida veste nuziale,
La ghirlanda sul crine mi posa
Ma la gioia sparì della sposa,
Ma l’inganno i miei fior lacerò!
O compagne, toglietemi almeno
Queste insegne del misero amore!
Non vedete? un arcano furore
La mia festa in Anversa destò!
30
(getta la spada)DONNE FIAMMINGHE
L’elsa in pugno, la patria sul labbro,
Oh guardate! non sono pur belli
I nepoti, i mariti, i fratelli?
Chi di noi superbirne non può?
Oh correte, gagliardi, alla lotta;
Noi stasera avrem baci infocati,
E all’amplesso tornando onorati
Scorderete il rossor che passò!
(Irrompono i Fiamminghi armati da tutte le vie. Si accende la
mischia. – Cala la tela).
31ATTO TERZO
SCENA PRIMA
Vecchia prigione nella rocca di Anversa – A destra una porta, una porticina a sinistra –
Arde una lampada al dissopra della prima, davanti a una imagine.
Ruggero solo.
Oh come è lento il sole
Tra queste mura!… il Sol che a’ giorni lieti
Così ratto volava il dolce viso
Baciando a Margherita,
Mentre l’amore, il Sol dei fortunati,
Ci brillava nel cor!… Perchè la morte
Non trovai fra quei brandi?
Perchè la giovinetta inferocita
Non mi fè segno a un ferro
Essa due volte, due volte tradita?
Bianca, bianca, muta, muta,
Ogni notte ella m’appare:
Lentamente mi saluta,
Poi comincia a sospirare…
Quei singulti come stille
Infocate io sento in cor…
Ilda, è invan!… le tue scintille
Non vi accendono l’amor!
32(Giungono dalla strada le note vittoriose delle canzoni fiamminghe)
CORO DI FIAMMINGHI
Quante macchie sui muri, sul suol!…
Non è nulla – gli è sangue spagnuol!
Canta, canta, gagliarda città –
Libertà, libertà, libertà!
Ve’ chi lambe la mota del suol?…
Nulla, nulla – gli è un duca spagnuol!
Canta, canta, gagliarda città –
Libertà, libertà, libertà!
(il canto si allontana)
RUG.
Tante pugne, e l’alloro è sfrondato,
Tanto affetto, e qui solo morrò!
Oh superbie d’amante e soldato!
Dio fè un cenno, e l’incanto passò!
Tra lo stuol de’ suoi tiranni
Assoldato in empia guerra.
Quanti oltraggi e quanti affanni
Seminai su questi terra!
Fido amor di Margherita,
Puro, santo, espïator…
Tu redimi la mia vita
Come un bacio del Signor!
SCENA II.
Il Conte di Bergh dalla porta a destra. – Egli è senza armi, pallido e concitato – Si avanza
lentamente verso Ruggiero e stranamente guatandolo.
RUG.
Se tu a svenarmi vieni
Salve!
BER.
Sognai, sognai,
D’ afferrarti alle chiome e di scannarti!…
33Tu m’hai distrutto il cielo,
Tu svergognasti l’antica mia casa
Colle insidie del serpe
Che accarezzato uccide!.. Ebben… davanti
Or ti sta un uomo libero… e prigione
Tu sei: l’odio fia vile,
L’ho vinto anch’esso.
RUG.
BER.
Tu, tu, padre suo?
Ella muore, o giovinetto!
La tua vittima innocente
Muore…
RUG.
O cielo!
BER.
Inutilmente
Combattendo il primo affetto!
RUG.
BER.
Ahimè!
Piangi?… il genitore
Pensa tu che sangue grondi!
RUG.
O vegliardo, di terrore
Tutta l’anima m’innondi…
BER.
O Rugger!… pel sovvenire
Della madre abbandonata,
Non lasciarmela morire
La fanciulla innamorata!
Vieni… o figlio!… io te la dono,
Tu ridonale l’amor!
RUG.
L’amor mio!… la man di sposo!
Fato orrendo! invan lo chiedi:
D’altra donna ho il cor pensoso,
Un uom folle in me tu vedi!
Oh riprendi il tuo perdono
E m’uccida il mio dolor!
(si abbandona desolato sullo sgabello – Bergh resta immobile, ma
l’espressione della sua faccia diventa terribile – Dopo un istante di
silenzio prorompe)
34BER.
Tu non la vuoi… tu non la vuoi, dicesti?
Oh ignominia dei Bergh! vile straniero
Tu indarno a’ preghi mi piegasti, indarno
A scordar che nascesti in terra ispana?
Sgherro!… uccidila dunque – a me quel giorno
Per strangolati sul misero avello
Conservi il nerbo della braccia Iddio!
RUG.
(Bergh esce imprecando)
Sì, riprendi il tuo perdono,
E m’uccida il mio dolor!
SCENA III.
Ilda seguita da un uomo d’ armi a visiera calata, si avanza sommessamente.
ILDA
RUG.
Rugger…
Chi sei ? Cielo Ilda!
ILDA
Deponi,
Povero prigionier l’ira che desta
Il mio sembiante in te… più amor non chieggo,
Ma non vo’ che tu m’odii…
Amico… ho errato anch’io.
E a riparar qui venni all’error mio!
Rugger!… l’uscita è libera!
RUG.
Fuggire?
Santa fanciulla!… ma scordasti… il giorno…
Tutto scordasti? io no… fuggir non voglio.
Son le Fiandre la patria…
ILDA
È amor la patria,
Tua patria è il mondo intero,
Poichè teco verrà questo guerriero!
(Toglie l’elmo all’uomo d’armi. – È Margherita. – Un’onda di treccie le scende sulla
veste di ferro)
35MAR.
RUG.
Sposo!
Oh voce! degli angeli
(ad Ilda cadendole ai piedi)
Sorella io piango e adoro!
MAR.
L’angelo ell’è, non mancale
Che il raggio e l’ali d’oro!
ILDA
Fuggi… Ruggero…
MAR.
RUG.
(risollevandolo)
Affrettati…
Ma… tu vacilli…
ILDA
Io? temo
Che odan le scolte o veggano…
Ma guarda… or più non tremo! (contenendosi)
Vi aspettan sulla via
Due rapidi corsier…
Fuggi, e l’ultimo sia
Tuo dono!
RUG. (Orrendo ver!)
MAR. Addio! la nuova patria
Che il tuo perdon ci dà,
In te l’altare e l’idolo,
Ilda pietosa, avrà!
RUG.
Addio!… s’io pianga lagrime
Amare il ciel lo sa;
Il cielo, o santa vergine,
Il ciel te le dirà!
ILDA
Addio!… di me… sovvengavi,
Non della mia pietà!…
(Dio! mi si spezza l’anima,
Più mai non mi vedrà!)
(Staccandosi a stento da un’ultima stretta, Ruggero e Margherita si precipitano
dalla piccola porta)
Ecco… è sparito… addio,
Ruggero angelo mio!
36Mi disse – Io piango, e adoro!…
Oh benedetto e io moro!
(cade rifinita sul terreno. S’odono grida dalla porta)
VOCI dal di fuori
Ilda!…
ILDA
Chi è là!… l’udirono
Forse le guardie!…
(si riscuote e tenta rialzarsi per correre alle porte)
BER.
Figlia!
ILDA
(entrando affannato)
O padre mio!
(ricadendo)
SCENA ULTIMA.
Bergh – Soldati che entrano precipitosamente con lui a luce di fiaccole.
BER.
Non mi ingannai? fuggirono?…
Invan! se l’amor vola
Fulmine è l’odio inseguansi!
ILDA
BER. (ritorna alla
figlia)
(a’ suoi, in atto di uscire)
Pietà!…
La tua parola
Sembra un sospiro… pallida…
Ciel! come sei… Quel perfido
Deh strascinate a me!
Qui… l’ho giurato! ucciderlo
Voglio…
ILDA
Pietade!…
BER.
ILDA
(quasi agonizzante)
Ahimè!
Padre, non farlo… lasciami
Salir nel paradiso
Coll’amor suo nell’anima,
Con questa gioia in viso…
Non sai?… della tua figlia
Il prediletto ei fu!
BER.
Ilda! tu muori?… misero
37Vecchio!… e tu puoi morire…
E abbandonarmi?… o figlia…
Lo lascierò fuggire…
Ma non morir… ma restami
Per poco ancor quaggiù!
ILDA
Ci rivedrem… fra gli angeli…
BER. Oh affretti Iddio quel dì!
ILDA Mi benedici…
BER. (stringendola
fra le braccia)
ILDA
CORO
O figlia…
È salvo… Addio…
(resta immobile)
Morì!
(Bergh si abbandona disperato sul cadavere. – Tutti lo circondano. –
Cala la tela).
FINE.
38